L'amaro sapore del sapone
Nella Napoli del 1975, l'aria era densa di fumo di sigarette e sogni di piombo. Don Pasquale, un uomo dalle mani callose e la schiena segnata da trent'anni di fabbrica, sedeva al tavolo della cucina di sua sorella Mariuccia. La pensione era modesta, ma la sua dignità era un vestito cucito su misura che non passava mai di moda. Tra il rumore delle tazzine e le grida dei nipoti, lui restava un'isola di silenzio, un uomo di sani principi che osservava il mondo cambiare fuori dalla finestra dei Quartieri Spagnoli.
Ogni mattina, Pasquale scendeva a fare la spesa, percorrendo i vicoli con un passo lento ma deciso. La città ribolliva di vita, tra motorini che sfrecciavano e panni stesi che sembravano bandiere di una tregua mai firmata. Lui non cercava distrazioni; la sua vita era una linea retta fatta di doveri e piccole abitudini. Eppure, quel martedì, l'odore acre e pungente della candeggina attirò la sua attenzione più del solito, fermando il suo cammino davanti a una piccola bottega di detersivi.
Dietro il bancone c'era Carmela. Non era più giovanissima, ma aveva occhi che sembravano specchi d'acqua scura in cui Pasquale vide riflessa una solitudine simile alla sua. Lei gli sorrise mentre pesava il sapone sfuso, e in quel gesto semplice, Pasquale sentì qualcosa scricchiolare nella sua corazza. Iniziarono a parlare: prima del tempo, poi del rincaro dei prezzi, e infine di una stanchezza che entrambi portavano nel cuore.
Carmela divenne il centro segreto delle sue giornate. Lei gli raccontava di una vita difficile, di debiti lasciati da un destino avverso e di una bottega che faticava a restare aperta. Pasquale la ascoltava con la devozione di un santo. Vedeva in lei una donna onesta che lottava contro la marea, e il suo istinto di protezione, sopito per anni, si risvegliò con una forza inaspettata. Carmela appariva ai suoi occhi come un fiore cresciuto tra le crepe del cemento.
Un pomeriggio, con la mano che tremava leggermente, Pasquale le tese una busta. Erano i risparmi di una vita, messi da parte per una vecchiaia che non gli faceva più paura da quando c'era lei. "Prendeteli, Carmela," disse con voce ferma, "per la vostra attività, per la vostra serenità." Lei esitò, ma solo per un istante, prima di stringere le sue mani nodose e ringraziarlo con una dolcezza che lo fece sentire, per la prima volta, necessario a qualcuno.
Seguirono settimane di una tenerezza casta e antica. Passeggiavano sul lungomare quando il sole calava dietro Posillipo, parlando di un futuro che Pasquale iniziava a sognare ad alta voce. Lui le offriva pranzi, piccoli regali e tutto il sostegno finanziario che lei diceva esserle necessario per saldare gli ultimi conti. Pasquale non si sentiva un poveraccio che comprava affetto, ma un uomo d'onore che investiva nel cuore della donna che amava.
Mariuccia, a casa, notava il cambiamento. Suo fratello aveva uno sguardo diverso, meno severo, quasi giovane. "Pasquale, ma che ti succede? Sembri un ragazzino," gli diceva scherzando mentre gli stirava le camicie. Lui sorrideva senza rispondere, geloso di quel segreto che lo faceva sentire vivo. La sua integrità, la sua dedizione, ora avevano un nome e un volto. Non sapeva che il castello che stava costruendo poggiava sulla sabbia.
Era una mattina di sole abbacinante quando Pasquale decise di farle una sorpresa. Aveva acquistato un piccolo ciondolo d'oro, un pegno di stima e qualcosa di più. Si diresse verso via Toledo, dove Carmela gli aveva detto che avrebbe sbrigato alcune commissioni urgenti presso un fornitore. Camminava tra la folla elegante e i negozi lussuosi, sentendosi parte di quella bellezza, un uomo che aveva finalmente trovato il suo posto nel mondo.
Poi, la vide. Carmela usciva da un portone laterale, ma non era sola. Un uomo più giovane, dai lineamenti duri e vestito con una certa spavalderia, le cingeva la vita. Si chiamava Antonio. Pasquale rimase pietrificato mentre li sentiva ridere. "Allora, il vecchio ha sganciato ancora?" chiese Antonio con un ghigno. Carmela rispose con una risata gelida: "È un fesso, Antonio. Crede a tutto quello che gli racconto. Ancora qualche mese e avremo abbastanza per trasferirci."
Il mondo di Pasquale si frantumò in mille pezzi silenziosi. Non si fece avanti, non gridò. Il suo onore gli impediva di dare spettacolo della sua stessa vergogna. Si voltò e tornò verso casa, mentre l'oro del ciondolo pesava come piombo nella sua tasca. Napoli continuava a urlare intorno a lui, ma lui non sentiva più nulla. Era tornato a essere l'ex operaio in pensione, ma con una consapevolezza amara: la pulizia di Carmela era solo schiuma di sapone, destinata a svanire lasciando lo sporco della delusione.










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