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Il rione cancellato

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 IL RIONE CANCELLATO  Napoli nell’estate del 1884 era una città viva e febbricitante, un organismo di pietra, mare e disperazione. I vicoli dei quartieri popolari puzzavano di fogna e di sale, le strade erano strette e tortuose come vene che trasportano sangue nero. Ogni respiro era condiviso: il passo dei carri, il pianto dei bambini, il gemito dei malati e il brusio delle mamme che richiamavano i figli correvano nello stesso spazio. La città sembrava respirare in un unico respiro, sospesa tra speranza e terrore. Nel rione di Santa Brigida, la famiglia Ferrante viveva in meno di venti metri quadrati. Otto persone dormivano, mangiavano e pregavano nello stesso spazio: letti improvvisati, panche scheggiate, pentole annerite, panni stesi sopra le teste. Il fumo della cucina si accumulava in una nuvola grigia che rendeva l’aria quasi irrespirabile, eppure ci si adattava, perché non c’era scelta. Alfonso, il padre, aveva gli occhi stanchi di chi ha visto troppo e non ha più l...